Stefano Bonaccini
Partito Democratico
politico italiano (1967-)
Nella media
6.7 su 10
Nella media. Punto forte: i risultati concreti. Punto debole: la formazione.
Più incarichi sono vicini.
Nella media
Cosa ha fatto
Nella media
Cosa sa fare
Nella media
Quanto tiene una linea
Presenza in aula
Nessuna presenza pubblicata per le legislature XVIII e XIX.
7 analisi indipendenti, su fonti pubbliche. Non è un consiglio di voto.
In sintesi
7 modelli hanno finito.
6.7
su 10
Adeguato
- Risultati25%7.3
Cosa è cambiato grazie al suo lavoro. La carica da sola non conta.
- Competenze20%7.3
Cosa sa fare, visto negli atti.
- Al governo20%7.3
Quanto quel percorso serve in un incarico di governo.
- Percorso15%6.0
Il lavoro fatto, in pubblico o in privato, oltre gli incarichi di partito.
- Studi10%3.9
Studi e specializzazioni, e quanto c'entrano con governare.
- Tenuta10%6.9
Se ha tenuto una linea.
Per quale incarico
- Presidente della Repubblica5.0
Equilibrio, e la capacità di stare sopra le parti.
- Presidente del Consiglio6.6
Tenere insieme un governo, e decidere in una crisi.
- Ministro della Difesa3.4
Forze armate, alleanze, emergenze.
- Ministro degli Affari Esteri5.9
Trattative e rapporti con gli altri Stati.
- Ministro dell'Interno5.9
Sicurezza, prefetture, immigrazione.
- Ministro dell'Economia e delle Finanze5.6
Conti pubblici, tasse, vincoli europei.
- Ministro della Giustizia2.7
Diritto, processi, rapporti con i giudici.
- Ministro della Salute6.6
Ospedali, sanità, emergenze di salute.
- Ministro delle Imprese e del Made in Italy6.9
Imprese, lavoro, innovazione.
- Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti6.4
Opere, trasporti, tempi e costi.
Dove sta sulle questioni
Posizione media dei modelli. Sta fuori dal punteggio.
- Integrazione europea−1.7
−2 più integrazione+2 più sovranità nazionale
scarto 0.5
- Stato ed economia−0.4
−2 più intervento pubblico+2 più mercato e concorrenza
scarto 0.7
- Politica fiscale−0.7
−2 più progressività+2 minore pressione fiscale
scarto 0.4 · 43% senza riscontri documentati
- Immigrazione−0.5
−2 più accoglienza e percorsi regolari+2 maggiore controllo e restrizioni
scarto 0.5 · 43% senza riscontri documentati
- Diritti civili−0.8
−2 estensione dei diritti civili+2 tutela dei valori tradizionali
scarto 1.0 · 29% senza riscontri documentati
- Giustizia e sicurezza−0.2
−2 tutela delle garanzie processuali+2 rigore penale e ordine pubblico
scarto 0.4 · 29% senza riscontri documentati
- Ambiente ed energia−0.8
−2 priorità alla transizione ecologica+2 priorità allo sviluppo industriale
scarto 0.9 · 14% senza riscontri documentati
- Politica estera e alleanze−1.6
−2 linea euro-atlantica+2 autonomia strategica
scarto 0.5
Stefano Bonaccini è ampiamente riconosciuto dai modelli come un amministratore pubblico con una lunga e consolidata esperienza esecutiva, maturata principalmente durante il suo decennio alla presidenza della Regione Emilia-Romagna. I suoi punti di forza principali risiedono nei risultati concreti e verificabili ottenuti a livello regionale, nelle elevate competenze gestionali, negoziali e di coordinamento, e in una buona trasferibilità di queste capacità a ruoli esecutivi nazionali. Le lacune principali riguardano la mancanza di un titolo di studio universitario e una carriera interamente politica, senza esperienza nel settore privato. L'idoneità formale è universalmente riconosciuta, ma la competenza per alcuni incarichi ministeriali o di alta carica è giudicata limitata dalla mancanza di formazione o esperienza specifica.
Dove sono d'accordo
I modelli concordano nel riconoscere un solido impatto derivante dal decennio di presidenza della Regione Emilia-Romagna, evidenziando risultati come la crescita economica regionale, la gestione efficace di crisi (pandemia, alluvioni 2023) e la capacità di negoziazione con i corpi intermedi e il governo centrale. Le competenze riconosciute unanimemente includono capacità di leadership esecutiva, coordinamento tra diverse istituzioni (Conferenza delle Regioni, CEMR) e gestione di apparati amministrativi complessi. La trasferibilità di queste competenze è considerata elevata per la maggior parte dei dicasteri esecutivi, sebbene con l'avvertenza di limiti specifici per la finanza pubblica nazionale o la gestione di maggioranze parlamentari. Un punto di accordo unanime sulle lacune è la mancanza di un titolo di studio universitario (solo diploma di liceo scientifico) e l'assenza di esperienza professionale al di fuori della carriera politica.
Dove non lo sono
I modelli divergono sulla valutazione della 'professione', con alcuni che attribuiscono un punteggio più alto riconoscendo la direzione di un ente complesso come una professione di per sé, mentre altri la penalizzano per l'assenza di esperienza nel settore privato. Questo è un disaccordo basato sul *giudizio* di cosa costituisca una 'professione'. Analogamente, sulla 'coerenza', alcuni modelli la considerano molto elevata per la stabilità della linea politico-ideologica (sempre nell'area riformista e socialdemocratica), mentre altri ne abbassano leggermente il punteggio per riposizionamenti tattici interni al partito (ad esempio, il passaggio da Bersani a Renzi). Questo è un disaccordo sul *giudizio* del peso di tali cambiamenti interni. Per quanto riguarda gli incarichi, la 'Presidenza del Consiglio' vede divergenze di giudizio significative: alcuni modelli la ritengono un fit solido basato sull'esperienza regionale, mentre altri esprimono riserve per la mancanza di esperienza esecutiva a livello nazionale, di gestione della finanza pubblica statale o di una maggioranza parlamentare. Anche per il ministero dell''Economia' i modelli divergono: alcuni riconoscono la gestione positiva del bilancio regionale come prova sufficiente, altri sottolineano l'assenza di competenze macroeconomiche nazionali o sui mercati finanziari. Entrambi questi disaccordi sono basati su *giudizi* sulla completezza della trasferibilità dell'esperienza per ruoli di tale portata nazionale.
Sulle posizioni, dove sono d'accordo
I modelli concordano ampiamente su un forte orientamento europeista e atlantista. Per 'Europa', la posizione è costantemente valutata come pro-integrazione (-1 o -2), con evidenze documentate dai suoi ruoli (CEMR, europarlamentare) e dalle politiche regionali. Allo stesso modo, per 'Alleanze', vi è consenso su una linea fermamente atlantista ed europeista (-1 o -2), supportata da dichiarazioni pubbliche sul sostegno all'Ucraina e alla difesa europea. Per 'Mercato', i modelli tendono a descrivere una posizione pragmatica, a metà strada tra interventismo e liberismo, con enfasi su collaborazione pubblico-privato e sostegno all'export e all'occupazione (-1 o 0). Un orientamento positivo verso il 'Clima' è anch'esso riconosciuto, spesso tramite il 'Patto per il Lavoro e il Clima' dell'Emilia-Romagna, sebbene alcuni modelli ne rilevino la pragmatica conciliazione con le esigenze industriali.
Sulle posizioni, dove non lo sono
Le principali divergenze sull'orientamento si riscontrano su 'Fisco', 'Immigrazione', 'Diritti' e 'Sicurezza'. Per 'Fisco', molti modelli indicano uno 'sconosciuto' per assenza di un chiaro record personale, mentre altri deducono una propensione alla progressività o a sgravi selettivi basati su azioni regionali, indicando un disaccordo basato sulla disponibilità di *fatti* documentati e sulla loro *lettura*. Lo stesso accade per 'Immigrazione', dove alcuni modelli non trovano evidenze sufficienti per una collocazione, mentre altri inferiscono una posizione che va dall'accoglienza integrata all'approccio pragmatico con attenzione all'ordine, evidenziando una divergenza tra l'assenza di *fatti* e la *lettura* di dichiarazioni o politiche regionali. Per i 'Diritti', diversi modelli segnalano la mancanza di atti personali specifici, mentre altri inferiscono un orientamento pro-diritti basato su programmi regionali o l'appartenenza politica. Anche per la 'Sicurezza', alcuni modelli indicano 'sconosciuto', mentre altri deducono un approccio pragmatico o garantista dalla gestione di emergenze o da posizioni politiche, riflettendo una divergenza nella disponibilità e nell'interpretazione dei *fatti*.